venerdì 27 novembre 2020       Registrazione      Login
   

Storia del Castello di Rivoli

 

 

Il Castello
Dalle origini a Carlo Emanuele I
Il Castello di Rivoli sorge sui resti di un antico castello medievale, che era stato rimaneggiato da Emanuele Filiberto per essere adattato a residenza della Casa Sabauda. All'inizio del Seicento Carlo Emanuele I, che a Rivoli era nato, volle edificare sul luogo un grande palazzo, al cui progetto lavorò anche Ascanio Vittozzi, ma che fu costruito da Carlo di Castellamonte. Descritto sul Theatrum Sabaudiae, il complesso di Rivoli vi è illustrato da due immagini che mostrano, a lato della residenza coronata da quattro torri angolari, un lungo edificio, la Pinacoteca del duca, quella che oggi conosciamo con il nome di Manica Lunga.
Il progetto juvarriano
Nel 1693, durante la guerra contro i francesi, il Castello fu incendiato dalle truppe di Catinat e venne in parte distrutto. Per ricondurre la residenza di Rivoli al ruolo di dignità sovrana, Filippo Juvarra progettò per Vittorio Amedeo II una reggia grandiosa che avrebbe dovuto competere con la magnificenza delle corti europee. Il progetto, del 1718, non fu portato a termine e la costruzione si arrestò a circa un terzo di quanto previsto, lasciando incompiuta la parte più rappresentativa della reggia, con l'atrio e gli scaloni d'onore. L'interruzione del cantiere impedì che fosse demolita la Manica Lunga, che testimonia oggi l'intervento secentesco. Gli schizzi e i disegni di Juvarra illustrano compiutamente la sua concezione architettonica, riprodotta dai grandi quadri del pittore Giovanni Paolo Pannini, e dall'imponente modello ligneo eseguito da Carlo Maria Uglieno. Nel 1793, per incarico di Carlo Emanuele III di Savoia e con l'intento di completare il disegno di Juvarra, Carlo Randoni eseguì alcuni lavori al Castello, ma l'occupazione napoleonica di fine secolo mise fine anche a questo tentativo. Della grande costruzione pensata da Juvarra rimane quindi un moncone tronco, separato dalla Manica Lunga dalla zona dell'atrio, dove le strutture basamentali incompiute segnalano il momento di sospensione del cantiere.
1800
A partire dall'inizio dell'Ottocento, con il mutare della situazione politica dopo il periodo di dominazione francese, la residenza di Rivoli, già mal funzionante per la mancata realizzazione della sua parte centrale, diventò per i Savoia un peso gravoso da sostenere e seguì la sorte dei grandi complessi sabaudi, frazionati o ceduti al demanio per scaricare le finanze regie dagli oneri di manutenzione. Nel 1860 il complesso fu affittato al comune di Rivoli, che vi alloggiò un battaglione di fanteria costruendo un collegamento fra il Castello e la Manica Lunga; il Comune stesso acquistò l'intera proprietà con una spesa di centomila lire.
1940
Diversi contingenti di truppe occuparono quasi ininterrottamente l'edificio fino al 1943, con sistemazioni di fortuna e progressive spoliazioni dell'arredo. Durante l'ultimo conflitto il Castello fu colpito da spezzoni incendiari e occupato dalle truppe tedesche mentre la Manica Lunga, già alterata dall'inserimento di un solaio all'ultimo livello, veniva frazionata in alloggi per i senzatetto e successivamente occupata da altre destinazioni improprie, quali una segheria, un negozio di alimentari, stalle per animali. Soltanto con il 1978, con l'intervento risolutivo della Regione Piemonte e la decisione di destinare il Castello a Museo d'Arte Contemporanea, inizia il restauro del Castello.
1960
Nascono i primi segni di attenzione per il Castello. Umberto Chierici, soprintendente ai monumenti, pensa di inserire il suo restauro nel programma di "Italia '61", da attuarsi per le celebrazioni del centenario dell'unità d'Italia, e incarica l'architetto Andrea Bruno di studiare il progetto.
1967
Con il contributo della Soprintendenza e del Comune di Rivoli, la zona dell'atrio viene liberata dalle superfetazioni per rimettere in luce le strutture settecentesche. E' il primo passo di un lungo percorso che porterà al recupero completo.
1978
Grazie all'intervento risolutivo della Regione Piemonte e alla decisione di destinare il Castello a Museo d'Arte Contemporanea, l'idea prefigurata fin dal 1961 diventa finalmente realizzabile. Il progetto di Andrea Bruno segue il criterio di fissare la situazione del cantiere incompiuto di Juvarra, senza completamenti né rifacimenti. Le strutture tronche dell'atrio, le rampe dello scalone che finiscono nel vuoto, sono conservate nella loro autenticità, così come la parete che chiude il corpo interrotto del Castello, dove compaiono gli attacchi di volte e archi mai costruiti. Viene privilegiato l'uso di materiali e tecniche attuali, che sottolineano la differenza tra le antiche e le nuove strutture. La scala che distribuisce i vari livelli, sospesa nel vuoto, la passerella che sovrappassa una grande volta settecentesca, la scatola trasparente in acciaio e cristallo che sporge dall'alto della parete rustica, sottolineano la cesura di tempo che separa la realtà di oggi dal cantiere antico. La pianta dell'atrio è riportata a terra seguendo il disegno di Juvarra, le decorazioni degli ambienti interni sono mantenute nella situazione di fatto.
 
 
Dichiarazione per la Privacy      Condizioni d'Uso      Copyright (c) Gobetti 2010-2014